L'INNOCENZA DI ENRICA
di AGRAMANTE
Con Marco ormai eravamo in tale confidenza che ci dicevamo
tutto. Seduta sul divano del soggiorno, in casa mia, con i miei genitori
che erano usciti a fare spese, avevo un fastidiosissimo prurito al buco
del sedere che mi costringeva ad alzarmi, ad andare al bagno per alleviare
quel fastidio di nascosto. Le mie manovre avevano impensierito Marco
che, la terza volta che mi ero alzata, al mio ritorno, mi chiese preoccupato
se per caso non mi sentissi male. Mi vergognavo un po, devo dire,
ma eravamo tanto amici che finii per confessargli il mio disturbo: Per
carità, non è niente di grave, non ti preoccupare, Marco.
Soltanto che mi prude... Dai lascia stare. Cosa ti prude
rispose Marco, e mi sembrò che gli tremasse la voce
dai, dimmelo, forse posso aiutarti. Io arrossii tutta e poi, memore
del nostro rapporto cameratesco, disinvolto e disinibito, lo guardai
dritto negli occhi, con fare difensivamente provocatorio e gli dissi:
Mi prude il buchino del sedere. Ecco, te lho detto, sei
soddisfatto? Marco rimase inebetito e stette zitto per un po,
quasi vergognoso, ma poi si scoprì che stava soltanto pensando.
Quindi, giunto alla conclusione del filo del suo ragionamento propose:
Posso aiutarti, Enrica, se non ti vergogni di me, posso grattarti
il buco del sedere. Il prurito era insopportabile e laiuto
non richiesto, mi era graditissimo. Una voce lontana, quasi nascosta
nella mia mente profonda, mi chiedeva perché Massimo non temeva
di mettere le dita in un luogo così immondo, rischiando trasmissione
di microorganismi pericolosi. Ma era una voce quale quella del Grillo
parlante, assolutamente inascoltata a causa dellansia di sfuggire
a quellincomodo fastidioso e della speranza di poterlo fare. Allora
informai Marco che sarei andata in bagno e lì mi feci un lungo
bidè che doveva detergere il mio forello da tutte le impurità
che in quel luogo naturalmente si concentrano. Cercai di alleviare il
prurito, ma il fastidio sembrava venire dallinterno dellimbuto
e non riuscii ad arrivare al suo punto dorigine. Stavo lì
a maltrattarmi ferocemente lano quando tirando fuori il dito che
avevo spinto in profondità scoprii che il mio intestino retto
era ancora sporco e allora, non osando immaginare che cosa avrebbe potuto
dire Marco, vedendosi il dito sporco di marrone, mi praticai un clistere.
Solo acqua tiepida leggermente saponata e solo un litro. Quindi aspettai
che lintestino si ribellasse a quella forzata intrusione ed espulsi
tutto il liquido, misto ai residui delle mie feci. Poi mi rimisi sul
bidè, ripulii profondamente lano e, quando vidi che il
dito medio, inserito per tutta la profondità possibile nel buco
del sedere, usciva fuori netto, mi alzai, mi misi le mutande e, senzaltro
addosso che un maglioncino che mi lasciava scoperto lombelico,
mi presentai in soggiorno dove mi parve che Marco avesse una mano sullinguine
che, comunque, tolse subito, mi inginocchiai sul divano e poggiai le
mani sulla spalliera. Marco gli dissi se non vuoi
fare questa cosa sporca, non sei obbligato. Certo mi aiuteresti molto
se mi alleviassi il prurito, ma non ti chiedo un sacrificio così
grande. Nessun sacrificio rispose Marco, con una
voce che mi sembrava un po affannata eppoi, se anche dovessi
sacrificarmi, per unamica si fa questo e altro. Allora
dai! aggiunsi io, arcuando le reni e permettendo al sedere di
svettare verso lalto. Marco si avvicinò alle mie spalle,
mi accarezzò con le mani la vita e i fianchi in atteggiamento
premuroso e comprensivo. Poi afferrò lelastico delle mutande
e cominciò a togliermele lentamente, facendole arrivare a metà
coscia. Quindi, io mi ero voltata a vedere cosa mi avrebbe fatto, cominciò
a grattarmi delicatamente, con lunghia del dito medio della mano
destra, la rosetta dilatata dellano. Più dentro!
Il prurito viene dal profondo! Sospirai io e Marco allora cercò
di infilare la prima falange del dito nel buco senza riuscirci. Io lanciai
un gridolino di dolore e lo guardai sorpresa e perplessa. Lui, allora,
si mise il dito in bocca e cominciò a lubrificarmi la rosetta
con la saliva. Non contento si rimise il dito in bocca e cercò
di penetrare nella cavità per lubrificarmi anche linterno,
del buco del culo. Quindi infilò il medio che entrò tutto
senza difficoltà. Io mi sentii subito meglio e lo dissi a Marco
con voce che tradiva la mia sorpresa per il sollievo immediato che quel
dito mi aveva provocato. Allora Marco mi disse che avrebbe mosso, come
uno stantuffo, il dito per grattarmi nella mia interiorità. E
cominciò a farlo. Io stavo lì e sentii che se fosse arrivato
qualche centimetro più in fondo, il prurito mi sarebbe passato
del tutto e lo dissi a Marco che mi rispose che il dito non poteva andare
più a fondo di così. Non cera più dito. Io,
delusa, gli domandai se magari non poteva trovare qualche altro espediente,
dato che era stato così carino da non schifarsi a trattare con
il mio buco immondo e lui rispose che si, unidea ce laveva.
Quindi tirò fuori ill dito che uscì con uno schiocco e
lasciandomi quasi abbandonata. Siccome, stando in quella posizione dattesa,
divenni ansiosa, girai la testa indietro e vidi Marco che si stava sputando
sulle dita di una mano e poi mi accorsi che si era tirato giù
i pantaloni e aveva tra le gambe un pene molto lungo, ma anche grosso,
rigido e pronto anche se non immaginavo a cosa. Nonostante la nostra
amicizia io non avevo mai visto il suo pene e, devo dire la verità,
non ne avevo mai visti di così grossi. Quando incrociai il suo
sguardo lui sembrò stranamente imbarazzato, smise di irrorarmi
il buco del culo con la saliva e mi disse che il suo pene era molto
più lungo del dito medio e lui sperava che sarebbe riuscito ad
arrivare al punto di origine del prurito. Io gli risposi che lo apprezzavo
per la sua sollecitudine, ma che mi dispiaceva che dovesse mettere in
un luogo così infetto una parte di sé così delicata
come il pene e che poi francamente, lo spessore del suo arnese mi faceva
un po di paura. Hai della crema? Mi chiese e, alla
mia risposta affermativa: Non ti muovere da questa posizione.
Mi pregò e poco dopo tornò col barattolo di crema per
le mani. Quindi cominciò a spargemi il contenuto sullano
e poi a penetrarlo con una, due e tre dita. E continuò, tanto
che pensai che avesse cambiato piano e volesse infilarmi tutta la mano
per tentare di arrivare a sollevarmi dallincomodo. Ma non era
così. Allimprovviso Marco tolse le dita e io rimasi attonita
e attenta, fino a che non sentii la morbida cappella strusciarmi insistentemente
sulle crespe posteriori. Marco era deciso a fare il suo dovere da amico
e spinse violentemente, quasi annullando leffetto della cremina
spalmata sul buco elastico, ma stretto. Il pene penetrò interamente
nell'intestino e io rimasi senza fiato. Ma era arrvato, finalmente,
al punto dorigine del prurito. Nel frattempo, mentre avanzava
deciso nellantro oscuro, lenorme spessore del membro mi
produsse un paio di strappi molto dolorosi, che mi fecero urlare sguaiatamente.
Mi uscì del sangue che andò ad imbrattare il cazzo nerboruto
di Marco, ma, a fronte del culo rotto che mi infastidì dolorosamente
per due settimane, il prurito scomparve, almeno per quella tornata.
Io fui assolutamente grata al mio salvatore al quale non mi vergogno
di ricorrere periodicamente e amichevolmente quando mi ritorna, e ogni
tanto ritorna, quel fastidiosissimo prurito al forello anale. E lui
continua a sacrficarsi volentieri per il mio benessere.
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