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La prima volta. Lo stupro.


L'attesa mi macerava da ore, da quando mi ero introdotto nella camera senza essere visto (comode le finestre aperte) e mi ero nascosto nell'armadio di Meggy. Ero arrivato da pochi giorni in quella città del Midwest e non mi ci era voluto molto a capire dove avrei potuto togliermi la soddisfazione della mia prima esperienza sessuale. Quello che ora ansimava, col culone bianco e peloso che tremava come un osceno budino, era il sesto cliente di Meggy oggi. In poche ore l'avevo vista esibire tutto il suo repertorio. Dalla sveltina con gridolini recitati col vecchio contadino alla fellatio sul prete che si alzava la tonaca, dal sesso anale col tipo smilzo alla masturbazione col vibratore mentre il ragazzino la guardava toccandosi energicamente e venendole sulla pancia come un idrante. Stesso rituale per tutto il pomeriggio, un po' di sesso mercenario, i soldi che passavano di mano, la telefonata appena il cliente era uscito "Ok, John, tutto bene, lascialo andare", una doccia per levarsi di dosso il sudore degli uomini in quella giornata afosa, l'attesa sul letto mangiucchiando un biscotto o leggendo una rivista, il bussare alla porta, un nuovo cliente. E io lì, che aspettavo, spiando dalla fessura fra le ante dell'armadio, aspettando il mio momento. Mi aveva quasi scoperto prima. Quando era venuta all'armadio per prendere quel completino in pelle. Ma mi ero abbassato velocemente, nascondendomi nelle profondità di quell'armadio a muro che conteneva un'incredibile varietà di "costumi di scena", fra il completino da scolaretta e l'abito da suora. E ora aspettavo. Aspettavo che Meggy si addormentasse per prenderla, ero disposto ad aspettare ancora ma l'attesa mi rendeva nervoso . L'uomo col culone rantolò qualcosa, Meggy emise un "ohhhhh", altri fiotti di seme riempirono un preservativo. Il culone si rivestì, indosso' il vestito marrone, si calcò in testa il cappello dello stesso colore. Niente soldi che passavano di mano stavolta, "Fai la brava Meggy", "Ci vediamo la settimana prossima Bob", il culone col cappello che usciva, la telefonata. "Ok, John, tutto bene, ma per oggi basta, non far salire nessun altro, ho mal di testa". Era arrivato il mio momento, finalmente. Guardai Meggy infilarsi in bagno, sentii lo scroscio della doccia, ero pronto. Ancora pochi minuti e l'avrei presa, avrei finalmente capito cosa si provava veramente a fare del sesso. Meggy uscì dalla doccia avvolta nell'accappatoio, si avvicinò all'armadio e si fermò. Ero pronto a nascondermi ancora una volta ma vidi che lei stava soltanto rimirandosi nello specchio. Prese i seni abbondanti e li soppesò, sembrava volesse paragonarli uno all'altro. Li palpeggiò a lungo, come se cercasse di sentire qualcosa al loro interno, le carezze le provocarono un istintivo irrigidimento dei capezzoli. Io guardavo affascianto le curve dei suoi fianchi, il boschetto di peli sul pube, la bocca carnosa, fra poco sarebbe stata mia. Meggy si tolse l'accappatoio e si sdraiò nuda sul letto, l'afa le pesava addosso come una coperta. Posò la testa sul cuscino, allargò le gambe offrendosi oscenamente e si addormentò rapidamente. Era quello il momento che aspettavo, uscii rapidamente dall'armadio non appena sentii il respiro profondo del sonno. Mi avvicinai al letto, mi avvicinai alla sua vagina, la guardai. Bella, le labbra ancora un po' gonfie, ancora un po' aperte, sempre pronte come al solito. Guardai da sotto in su e vidi le due colline di neve e la valle che le separava, ero pronto. Mi protesi verso la sua bocca, sentii il suo respiro profondo e poi, in un attimo, fui dentro di lei. Sbarrò gli occhi Meggy ma non emise un suono, ero troppo forte per lei, se ne rese subito conto e non fece la benché minima resistenza mentre penetravo in lei, prendendola come (ne ero sicuro) nessuno l'aveva presa mai. Mi mossi rapidamente, frettolosamente, curioso. Ora sentivo il suo corpo fremere, cercai i suoi centri del piacere e li trovai. Li stimolai come avevo immaginato di fare per tutto il pomeriggio, lei cedette e in pochi secondi fu orgasmo. Un "OHHHHH" diverso da tutti quelli che aveva recitato nel pomeriggio le salì alle labbra, il suo cuore aveva aumentato le pulsazioni, il suo corpo e il suo cervello erano due centrali termonucleari che emettevano ondate di energia, il suo piacere mi sconvolgeva la mente. Continuai per ore a farla venire, un orgasmo dopo l'altro, volevo vedere fin dove poteva arrivare, ogni orgasmo più forte del precedente, Meggy che sbavava rantolante finalmente donna e non più puttana.. Alla fine guidai la sua mano verso il vibratore che giaceva sul comodino, la guidai mentre lo preparava, la guidai mentre lo introduceva nella vagina, fottendosi da sola in un anelito di piacere assoluto. Un "AHHHHHHHHHH", un rantolo diverso, poi più nulla, il cuore non batteva più, nessun respiro. Mi staccai da lei e la guardai giacere inerte sul letto. Dunque era questo il sesso. Ora che lo avevo conosciuto sapevo che non ne avrei più potuto fare a meno, era come una droga, peggio di qualsiasi droga, nulla si avvicinava all'esperienza che avevo appena vissuto, nulla.. Ero finito, non avrei più potuto farne a meno, ma c'era una cosa che dovevo assolutamente fare, dovevo avvisare. Raccolsi le idee, compilai mentalmente un rapporto sull'accaduto. La risposta non tardò. "Xhol, abbiamo esaminato il tuo rapporto e le tue sensazioni. Non c'è nulla del genere nell'Universo, nemmeno le nebbie allucinogene di Sylyth. Metteremo Sol3 ( o Terra, come la chiamano gli indigeni) nella lista dei pianeti "proibiti". Ma i tuoi ricordi stessi sono un pericolo, i tuoi compagni potrebbero percepirli e trasmetterli ad altri, favorendo il "turismo estremo". Per te non ci sarà ritorno, la versione ufficiale dirà che sei morto a causa delle condizioni ostili del pianeta. Che Wjk sia con te, hai fatto un buon lavoro e la Razza te ne è grata, il tuo contatto è soppresso" Solo ! Mi avrebbero lasciato solo quaggiù ! Chissà per quanto sarei risucito a sopravvivere. Beh, tanto valeva attendere la morte cercando di saperne di più su questo strano mondo. Mi nascosi e attesi. Il coroner finì di stilare il rapporto . "Decesso attribuibile a cause naturali. Arresto cardiaco". Naturale? Il Coroner sogghignò. Come se fosse naturale che Meggy la puttana si masturbasse con un vibratore fino a morirne. Eppure così l'avevano trovata, col vibratore nella mano e piantato nella vagina. Oddio, non riusciva a capire perchè ci avesse messo il preservativo, a dire il vero. Nessun segno di violenza, l'ultimo cliente era addirittura lo sceriffo e il portiere l'aveva sentita dopo che lui se n'era andato. Scopava bene Meggy. E faceva dei pompini fantastici.. Peccato, gli sarebbbe mancata. Il coroner era stanco, l'afa era insopportabile, conciliava il sonno. Allungò le gambe sulla scrivania, si appoggiò allo schienale della poltrona e chiuse gli occhi. Un sibilo interruppe l'inizio del suo sonno, socchiuse gli occhi, gli parve di vedere qualcosa sopra la testa del cadavere, un tremolio come se dalla bocca uscisse dell'aria calda. Aprì gli occhi e vide . La sfera di gas sospesa davanti a lui si avventò verso la sua bocca..

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