|
Alla cieca
La mia mano scende nuovamente a stringermi il cazzo già duro imprigionato
nei calzoni. Sono quasi arrivato ma accelero, impaziente. Mi domando per la
centesima volta come mi starà aspettando. Ieri m'è presa così, di lasciarle
delle istruzioni, degli ordini. Non è da lei, lasciarsi ordinare qualcosa,
di solito. Invece, non una protesta, non una reazione. Confesso che non
ricordo bene cosa le ho chiesto: alcune erano regole su come vestirsi, ma
sono le meno importanti. La cosa fondamentale, quella che mi frulla nel
cervello da stamattina, tirandomi scemo di aspettativa, è il divieto che le
ho imposto di guardarmi. Qualunque cosa succeda, qualunque cosa io faccia o
dica, NON DEVE, ASSOLUTAMENTE, GUARDARMI. Vedere, commentare, guardarsi,
sono sempre stati fondamentali, nel nostro, nel suo modo di fare sesso, e
oggi, averla vincolata a questo mio ordine mi eccita da morire. E comunque,
ho una gran voglia di scoparla. Mentalmente la vedo, spalle alla porta, i
capelli neri a disegnarle una V sulla schiena nuda; la vedo, e rivedo il mio
cazzo scivolarle lento nella figa calda. La mano mi torna in basso per
un'altra strizzata.
Fa caldo. Mi sono vestita come mi hai chiesto. La gonna mi scopre le gambe.
E' piacevole. Mi hai detto di non mettermi reggiseno, e mentre sto qui
seduta sul letto ad aspettarti, ad ogni movimento sento i capezzoli
strusciare contro la stoffa della maglietta, e farsi duri fino al fastidio.
Lo slip, invece, hai voluto che lo indossassi: dici che vuoi vedermelo
addosso, ma in realtà sai che, piccolo com'è, continuerà ad infilarmisi nel
solco della figa, accarezzandomela, eccitandomi, come se tu mi toccassi.
Ci siamo. Parcheggio proprio davanti a casa sua; d'altra parte, non è che me
ne possa andare molto a spasso con il cazzo così in tiro. Il cancelletto è
aperto. Attraverso il piccolo giardino ben curato e arrivato alla porta
d'ingresso mi chino sicuro a prendere la chiave sotto lo zerbino. Entro e
richiudo la porta in modo da farne risuonare lo scatto nella casa
silenziosa. Lei mi sta aspettando, vicino al letto dove dorme con suo
marito, nella sua camera, al piano di sopra. Per alimentare la sua attesa mi
muovo e salgo le scale senza fare alcun rumore. Voglio arrivare dietro di
lei senza che neppure se ne accorga.
L'aria fresca gonfia leggermente le tende, e dalla porta-finestra entrano
voci, risate, ed un odore di erba tagliata, riposante e perbene. Se i miei
vicini sapessero che razza di zoccola abita così vicino a loro,
chiamerebbero di sicuro un esorcista. A pensarci, sorrido fra me e me, ma il
sorriso mi si spegne, sullo scatto della porta d'ingresso che si richiude.
Sei arrivato, segno che, come da istruzioni, devo alzarmi in piedi e
restarci, spalle alla porta, nella luce stentata dell'unico abat-jour
acceso.
La porta è solo accostata e basta spingerla per aprirla silenziosamente. E
brava, mi sta aspettando ubbidiente al centro della stanza, girata di
schiena, le gambe leggermente divaricate, in equilibrio sui sandali con il
tacco alto, gonna e maglietta ampie e corte. Colgo un fremito lieve. Mi ha
sentito. Da dietro, le cingo la vita, vado a pizzicarle i capezzoli già duri
e la bacio sul collo.
Non posso voltarmi, solo sentirti, che mi abbracci la vita, che mi infili le
mani sotto la maglietta, stringendomi i capezzoli fra le dita.
"Ciao, troietta. E' tutto il giorno che penso a questo momento, che ti
penso...bene, vedo che stai agli ordini e non ti sei messa il reggiseno..."
Mi baci dietro l'orecchio, il collo, mi ti appoggi addosso, caldo e solido
contro la schiena; mi copri gli occhi con la mano, e mi tiri indietro la
testa: soffro un po', ma il premio è la tua bocca. Intreccio la mia lingua
alla tua, ora che ogni altra parte del mio corpo è immobile, solo la mia
bocca ti può dire quanto ti voglio, quanto ti ho pensato, da quando ho letto
le tue istruzioni ieri sera. La tua mano mi tormenta i capezzoli, prima uno
e poi l'altro, mentre mi scopi la bocca, e già non capisco più niente,
tranne che ho voglia di te, ne ho così voglia...
Tirandole indietro la testa, le scopro il collo, abbronzato e velato di
sudore; una vena pulsa, solitaria, poco sopra la fontanella della gola. Mi
incanto un attimo a guardarla, poi le infilo la lingua in bocca, lei mi
cerca, abbandonandosi contro di me, spalancando le labbra per lasciarsi
baciare. Mi scopro una quasi voglia di farle male, la sua passività mi
eccita in un modo che non immaginavo, le stringo i seni fra le dita,
sdrucciolando sulla pelle calda.
Scostarmi è una fatica.
Ti stacchi da me. "Togliti la maglietta...lentamente...fai cadere anche la
gonna...brava...ecco, adesso apri di più le gambe, fammi vedere bene quel
filo di stoffa che ti si infila nel culo..." ondeggio un po' sui tacchi, ho
la tua mano su un fianco, che mi stringe, si infila sotto l'elastico dello
slip, facendomi sussultare.
"Bene...puoi toglierti anche il tanga, adesso." Incespico, ma tu non mi
aiuti. Dietro di me, non sento fruscìo di stoffa. Sei rimasto vestito, no,
sento la cerniera dei tuoi calzoni, ti stai sicuramente tirando fuori il
cazzo, in attesa del resto dello spettacolo.
Gli ordini mi escono con naturalezza; guardarla spogliarsi restandomi di
spalle è un delizioso tormento, vorrei che si voltasse, vorrei leggerle
negli occhi la stessa voglia che mi gonfia il cazzo, ma il copione non
prevede cedimenti da parte mia. Mi concentro sul suo corpo, sulle sue gambe
tornite, il gioco dei muscoli forti delle sue cosce, il culo diviso in due
metà perfette dal tanga rosso scuro, che per un attimo mi lascio scivolare
fra le dita. Mentre sfila lo slip, inciampando nei sandali, ho un'improvvisa
visione della sua figa liscia, rossa, lucida, e il cazzo mi sussulta
dolorosamente. Con calma, lo tiro fuori ed inizio ad accarezzarmelo,
accogliendolo nella mano.
"Ora inginocchiati sul bordo del letto... bene..." La curva della mia
schiena si disegna obbediente sullo specchio di fianco al letto: mi
intravvedo di profilo, occhi socchiusi, labbra aperte, ma poi i capelli mi
spiovono in avanti, a coprirmi completamente la visuale.
"No, non così...metti giù la testa, schiacciala contro il copriletto...alza
di più il sedere, aprile le gambe, devo vederti bene, ma tu non devi vedere
niente..." Inarco la schiena, appoggio la guancia al copriletto, che è
ruvido e sgradevolmente caldo contro la mia faccia: sento di odiare questa
posizione, e sento che tu lo sai benissimo. Come sai benissimo che mi eccita
da morire, starmene completamente aperta, arresa ed esposta, senza poter far
nulla se non lasciarti fare.
Il che vuol dire lasciarti guardare. Me li sento addosso, dentro, i tuoi
sguardi. "Apri di più le cosce... non riesco a vederti bene la figa,
tesoro... ecco, sì, brava così. Brava la mia puttana... mettiti due dita in
bocca, adesso, amore, e poi comincia a toccarti, solo per me..." Non mi sono
mai toccata a comando, ma adesso mi basta pensare che sei lì dietro, il
cazzo duro in mano, che questo è il mio show privato, per te, che la mano mi
va da sola fra le cosce, fradicia di saliva e di tutta la mia voglia, si
infila appena dentro, approda intorno al clitoride, che è caldo, e pulsa,
fra le mie dita.
La posizione in cui la costringo è oscena, e vagamente innaturale. Di lei,
non vedo altro che il culo, le gambe, le cosce aperte, a inquadrare la figa
esposta, gonfia come un frutto scuro ed spaccato dal sole. Mi sembra
bellissimo, il suo sesso aperto dai miei sguardi; so che si sta bagnando,
aspettando di essere presa, posseduta da me, aspettando di godere... che
fantastico potere ho, in questo momento, mentre ancora tutto accade solo
nella mia e nella sua testa. Non durerà molto, lo so; e a dire la verità
fatico a ragionare lucidamente vedendola così offerta. Ho una gran voglia di
affondarle dentro dita, lingua e cazzo, di forzarle la carne morbida e
calda, che adesso le ordino di accarezzare, le unghie laccate che le danzano
sull'orlo della figa.
Mi perdo dentro di me, per un momento, cercando il ritmo giusto, e
improvvisamente sento altre dita oltre le mie, invadermi la figa, aprendo,
frugandomi dentro. Spalanco ancora di più le cosce, ormai ansimando, e sento
la tua lingua infilarsi fra le dita, la tua bocca leccare, succhiare, andare
ad esplorarmi il buco del culo, e subito, non riesco a fare altro che
godere. Un orgasmo breve e violento, come una frustata. "Sì, così...brava la
mia troia, sei venuta, vero? ... e adesso fai godere me."
Mi infili dentro il cazzo, nella figa che ancora si contrae, lo sento
entrare e poi ti sento, ti sento e basta...le tue mani sui fianchi, mi tiri
contro di te, mi prendi, fino in fondo, dio, quanto mi piace il tuo cazzo,
quanto mi piace non vedere, non sentire altro che il tuo cazzo duro che mi
riempie.
Le sono dentro, adesso. Il contatto improvviso con la sua carne bollente e
liquida è quasi uno shock: ma subito trovo il ritmo, nella sua figa morbida.
Ne sento ogni muscolo, mi imprigiona e mi accarezza il cazzo, si apre,
docilmente, fino in fondo, dov'è più calda, più fradicia, mia, mia, che mi
ci perdo. Se continuo a spingermi così dentro di lei, perderò di sicuro il
controllo, ma non voglio venire, non ancora. Voglio prenderla di più. Voglio
vincerla, piegarla ancora un po', e solo a pensarci sto quasi per godere,
rovinando tutto.
"Voglio il culo, adesso." Ti sento uscire da me, esitare un attimo,
appoggiarti al muscolo teso, e poi forzarlo, entrare. Forse dico qualcosa,
forse un lamento, ma a te non interessa. Vuoi solo riempirmi, fottermi, sono
completamente tua, adesso, e questo ti eccita, mi eccita, ancora di più. Le
tue dita mi strapazzano il clitoride, stringono, con lo stesso ritmo con cui
mi apri. Ancora. "Godi, che ti vengo dentro..." Godo per le tue parole, più
che per tutto il resto, godo ad ascoltarti venire, godo dell'ondata calda
che mi riempie, ora.
Mi trattengo ancora un po' dentro di lei, qualche debole spinta, fino a
sentirmi scivolare fuori. Lei si rannicchia sul copriletto beige, le braccia
aggrovigliate contro il petto. Respira corto, e rumorosamente. Non riesco a
vederle il viso, coperto dai capelli. Che peccato.
|