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Il regalo
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I
Era notte fonda quando Teresa si accorse di non essere più sola.
"Gianni."
Per un breve momento percepì un'ombra fuggevole prima che il sonno avesse
nuovamente la meglio sui suoi sensi intorpiditi.
Lasciandosi cullare dal piacevole tepore delle lenzuola, giaceva sul fianco
assaporando con intima eccitazione le dolci carezze che una mano leggera le
stava inaspettatamente rivolgendo.
Poi sentì sul collo il caldo fremito di un respiro affannato ed i baci
morbidi di un amante appassionato.
In quel momento di misteriosa apatia tutto le appariva ancor più gradevole e
tenero, come in un languido sogno durante il quale ogni sensazione giungesse
smorzata e quasi irreale. La mano estranea, con la stessa piacevole
dolcezza, incominciò a scendere lentamente lungo i suoi fianchi rotondi
sfiorandole i glutei morbidi e costringendola, con una decisa pressione, a
sollevare leggermente la coscia.
Per un istante avvertì una fuggevole impressione di disagio che svanì di
fronte all'incedere prepotente del focoso amante. Si abbandonò sempre più
languidamente tra le seducenti e mutevoli braccia del piacere mentre un
caldo stiletto le sfiorava il sesso ed una sensazione di insopportabile di
calore si trasmetteva lungo tutto il suo corpo facendola fremere di
eccitazione. In quel momento sentiva che solo il maschio avrebbe potuto
placare la sua incontrollabile frenesia.
Quelli che seguirono, nell'oblio di un sogno morboso, furono interminabili
momenti di estasi durante i quali tutta la sua femminile essenza fu scossa
dalla veemenza del sesso maschile che la pervase fin nelle più segrete
intimità.
Poi, le mani che fino a quel momento erano state dolci e languide, divennero
improvvisamente brusche stringendole con inopinato vigore i fianchi esili.
Un gemito smorzato ruppe il silenzio della stanza.
Dahlia visse quel momento con struggente abbandono senza peraltro riuscire a
liberarsi dalla spiacevole sensazione alla quale non riusciva a dare una
razionale giustificazione.
"Oh mio Dio, com'è grosso." sibilò sentendosi mancare il fiato mentre il
nodoso bastone la riempiva sempre più in profondità.
Si abbandonò mollemente alla virile esuberanza dell'amante.
II
Il mattino seguente, al risveglio, si sorprese di trovare accanto a lei il
letto vuoto.
Si alzò lentamente, rammentando con piacere l'impetuoso orgasmo notturno.
Stava attraversando il corridoio quanto lo scatto sordo della serratura
attirò la sua attenzione; la porta d'ingresso si aprì e Gianni fece la sua
comparsa sulla soglia.
"Buon giorno, amore, mio!" esclamò abbracciandola con trasporto.
"Mi dispiace di non essere riuscito a tornare prima."
Teresa ascoltò sbigottita quelle parole ed improvvisamente tornò alla sua
mente l'indefinibile sensazione di disagio che l'aveva sfiorata la notte
appena trascorsa.
Imbambolata, fissò l'uomo e proprio in quel momento il suo sguardo smarrito
focalizzò l'immagine di Simone che stava uscendo dalla camera degli ospiti.
"Buon giorno, fratellino, e buon compleanno!" aggiunse Gianni rivolto al
ragazzino.
"Mah." balbettò la donna che non riusciva a dare ordine ai propri pensieri
confusi.
"Non ti ricordi?" la soccorse subito Gianni "Oggi Simone compie quattordici
anni."
"Buon compleanno..."
Furono le uniche parole che riuscì a pronunciare mentre i due fratelli si
avviavano verso la cucina.
Teresa cercò lo sguardo dell'adolescente per trovare una risposta ai propri
dubbi ma Simone le sfuggì con apparente noncuranza finché, certo di non
essere visto dal fratello, rispose alle sue silenziose sollecitazioni
restituendole un sorriso beffardo.
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