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La sera era fredda
Steso nella vasca da bagno, con la sigaretta che gli pendeva fra le labbra,
volgeva lo sguardo al soffitto. Le bollicine di schiuma dai riflessi
cristallini offuscavano la superficie dell'acqua lasciandogli scoperte
spalle e capo. I sali minerali disciolti emanavano un delicato profumo di
bosco, lo stesso odorato di cui si sarebbe impregnata la sua pelle dopo
quella immersione. Aspirò la Marlboro e liberò il fumo dalla bocca
abbozzando cerchi concentrici che si dissolsero nell'aria.
Alla doccia e al getto d'acqua che a schizzi usciva dal bulbo forato
preferiva la vasca da bagno. Avrebbe potuto rimanere in ammollo per molto
tempo, leggendo le pagine di un libro o più semplicemente lasciandosi
trasportare dalla fantasia, come gli succedeva spesso e stasera era una di
quelle sere.
Lasciò trascorrere una buona mezzora prima di dedicarsi all'abluzione del
corpo. I pori della pelle si dilatarono diventando permeabili, allora si
mise in ginocchio e iniziò a detergersi di sapone liquido le parti intime
stimolandole col movimento delle dita. Gli piaceva toccarsi. Sfiorò la
cappella con l'estremità delle dita, strofinandola delicatamente, godendo
della deliziosa sensazione che gli procurava il toccamento. Proseguì nel
masturbarsi senza che dal meato uretrale uscisse una sola goccia di sperma.
Ormai incapace di raggiungere l'apice del godimento rallentò il moto della
mano, risciacquò l'epidermide lasciando che il fluido saponoso si
disperdesse sulla superficie dell'acqua.
Avvolto nell'accappatoio di spugna tornò in salotto. Terminò d'asciugarsi i
i radi capelli sopravvissuti ad una incipiente calvizie e accese la luce
dell'abat-jour. Posò lo sguardo sull'orologio a parete: le lancette
indicavano le dieci. Si avvicinò all'impianto stereo e mise in funzione il
lettore CD. Dai diffusori si liberarono le note del bandoneon di Astor
Piazzola restituendo alla stanza una atmosfera soft. Scostò la tenda
trasparente della finestra e per un po' guardò giù, in strada, nella
direzione del cinema Astoria, dirimpetto all'edificio dove abitava.
Il cielo era plumbeo, una pioggerellina sottile bagnava il selciato. Sfiorò
col pollice il labbro superiore, sfregando più volte la superficie carnosa
della bocca. Davanti l'ingresso del cinema non c'era nessuno. La mondana
che ogni sera occupava il marciapiedi, adescando i clienti che entravano
o uscivano dal locale a luci rosse, era assente.
Da tempo aveva preso l'abitudine di stare a guardarla, celato dietro la
finestra, mentre lei contattava i clienti pattuendo prezzo e tipo di
prestazioni. L'assenza della mondana non lo preoccupò, sapeva che era solo
momentanea e da lì a poco sarebbe tornata. Si servì un bicchiere di vodka
ghiacciata. Tornò alla finestra, sorseggiando il superalcolico, in attesa
del rientro della donna.
L'insegna al neon della sala cinematografica, ormai prossima a staccarsi
dalla parete e cadere al suolo, spandeva dei bagliori sui muri delle case
circostanti e sembrava soffrire dell'usura del tempo, ma nessuno dei gestori
della sala si era mai preoccupato di sistemarla. Un auto si fermò dinanzi il
locale. Dalla portiera anteriore scese una donna. Aprì l'ombrello e salutò
l'occasionale accompagnatore. Prese posizione sotto una locandina a
lato della porta d'ingresso del cinema e restò ferma lì.
Infagottato nella vestaglia, nascosto dietro la tenda della finestra,
seguitò a osservarla. Accese una sigaretta e diede una profonda boccata
di fumo. La donna se ne stava là, a poche decine di metri di distanza da
lui, come ogni sera, resa luminosa dalle luci che uscivano dalla vetrina che
esponeva la locandina del film proiettato nella sala.
Sotto la cupola dell'ombrello, tinto di rosso, c'era lei. Calzava un paio di
stivali neri, lucidi, che le giungevano oltre il ginocchio, fino a metà
coscia. La gonna corta, di pelle, tinta di rosso, ne metteva in risalto le
gambe lunghe e affusolate. Indossava un giubbotto scuro col bavero
sollevato. I lunghi capelli biondi le scivolavano sulle spalle. Nessuno,
vedendola, si sarebbe accorto che la sua era una parrucca. Nonostante
la vita disordinata che conduceva i suoi cinquant'anni li portava bene e
ancora faceva la sua bella figura. Tracolla portava una borsetta in cui
teneva il necessario per l'esercizio dell'attività lavorativa.
L'ultima proiezione avrebbe avuto inizio fra non molto. Si allontanò dal
punto di osservazione e andò a vestirsi in camera. Prima di uscire in strada
arrestò la musica del cd e dopo uscì dall'appartamento.
La sera era fredda, alzò il bavero del trench e si avvicinò alla donna.
- Ciao...
- Pensavo non saresti arrivato stasera.
- Andiamo?
- Sì, certo... ehm... pagamento anticipato naturalmente.
Stettero un po' in silenzio. Lui non aveva niente da dirle, e lei non diceva
niente. L'uomo tirò fuori dal portafoglio una banconota da cinquanta euro
e gliela porse.
Presero posto a metà sala, accomodandosi su due poltrone di pelle sudice e
consumate. La proiezione del film iniziò pochi istanti dopo che si erano
seduti. Le infilò una mano fra le cosce e accostò il capo sulla spalla della
donna. Le immagini presero a scorrere sullo schermo. Erano le stesse che
avevano visto la sera precedente e quella prima ancora. Lei cominciò ad
accarezzargli le ciglia argentate con l'estremità delle dita. L'uomo
socchiuse gli occhi e poco alla volta si addormentò.
farfallina
Racconto tratto da it.sesso.racconti
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