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25 anni
Monica, la mia amante, festeggia il suo venticinquesimo compleanno.
Lavoriamo a stretto contatto di gomito, nello stesso reparto di chirurgia
generale. Incrociandola nello spogliatoio, prima di prendere servizio, le ho
promesso che esaudirò ogni suo desiderio. Se le nostre colleghe di lavoro
venissero a conoscenza del rapporto affettivo che ci lega ne resterebbero
scandalizzate, perché la gente giudica indecente il legame d'amore che
s'instaura fra due donne, ma non è facile, per chiunque, vivere liberamente
la propria omosessualità senza subire condizionamenti di sorta. Il sesso nel
nostro rapporto non è tutto e nemmeno lo è il sentimento d'amore che
nutriamo una per l'altra.
Monica è davvero speciale. La primitiva attrazione che ho avvertito nei suoi
confronti fin dall'inizio della nostra relazione è andata vieppiù
trasformandosi in passione ed ora non mi da più pace. Prima di lei ho
avuto altre storie, altri amori, ma nessun'altra compagna di letto ha saputo
appagare i miei sensi come a fatto lei. Il dominio che esercita su di me non
è solo fisico, ma soprattutto morale e intellettuale. Mi ha resa sua schiava
e sono compiaciuta del potere che esercita su di me perché mi fa sentire
importante.
Sono lesbica. Lo sono da sempre, dalla nascita credo. Ma non ho in odio gli
uomini. Quando mi domandano se nel rapporto sessuale con una donna mi
manca qualcosa, rispondo che sono in grado d'avere un'erezione e mantenerla
per ore, meglio di un uomo, rotolandomi in un letto, sfregando il mio sesso
su quello della mia compagna, da sopra, da sotto, di fianco, facendola
venire, sempre.
Monica mi ha fatto scoprire un mondo di cui ero all'oscuro, un mondo in cui
la passione viene innalzata a grado superiore, privilegiando elementi quali
la sottomissione, l'ubbidienza e la devozione.
Ci siamo conosciute qualche mese fa, quando ha preso servizio in clinica.
Fra di noi si è subito instaurato un rapporto di simpatia e complicità che è
andato oltre la semplice comunanza. Una sera, poche settimane dopo la sua
venuta in clinica, incrociandomi nell'ascensore, mi guardò negli occhi e mi
spinse contro una parete del vano mobile, poi mi attirò a sé facendomi
assaggiare il sapore della sua bocca. Subii il furore dei suoi baci senza
reagire, fintanto che le sue labbra schiusero le mie inumidendo i denti che
tenevo congiunti ma che aprii quasi subito lasciandomi penetrare dal flusso
scabro della sua lingua.
Provo un'attrazione primordiale per Monica, né subisco il fascino e sono
lusingata dalle carezze che offre ad ogni anfratto del mio corpo. Subisco
l'arte della sua seduzione e non so starne lontana. Lei ordina ed io
ubbidisco. Una cagna in calore: quella sono io per lei.
Sono conscia che il nostro rapporto potrebbe interrompersi da un giorno
all'altro, durare fino alla prossima estate o magari continuare
all'infinito.
Quello che so è che appena troverà un posto di lavoro in un ospedale
vicino a casa se ne tornerà in Calabria e mi lascerà sola, a rimpiangerla.
Monica mi ha promesso una scopata selvaggia. Da stamani, incrociandomi
nei corridoi della clinica, mi perseguita confidandomi che ha voglia della
mia fica eccitandomi oltre misura. Voglio soddisfare ogni sua voglia,
desidero che la sua bocca si adagi sul mio pube e adorni di freschi baci
le labbra della mia passera accerchiando il clitoride di saliva,
spompinandomelo fino a farmi urlare di dolore, e non m'importa se
corriamo il rischio di farci scoprire da qualcuna delle nostre colleghe
di lavoro.
Abbandono il reparto con qualche minuto d'anticipo lasciando le consegne a
una collega del turno pomeridiano. Carpisco dall'armadio del guardaroba un
paio di lenzuola e scendo le scale per andare negli spogliatoi.
Il deposito dove sono ammucchiate le reti metalliche e i telai di letti è
posto in una stanza attigua i gabinetti, poco oltre gli spogliatoi. La porta
del locale è socchiusa. Sospingo l'uscio ed entro nel ricovero. La stanza è
quasi completamente sgombra di letti. Da una piccola finestrella filtra la
luce che illumina il locale e serve a dare aria all'ambiente. Afferro uno
dei materassi fra quelli che stanno accatastati in un angolo della stanza.
Lo stendo sulla rete metallica di un letto e lo copro con uno dei due
lenzuoli che mi sono procurata in reparto. Il cigolio della porta che si
apre alle mie spalle mi avverte del sopraggiungere di qualcuno. Le braccia
di Monica mi cingono la vita. Da lì mi sbottona la vestaglia di dosso e me
la cava via, lasciandomi con indosso le sole mutandine e il reggiseno.
Respiro il delicato profumo dei suoi capelli sul mio viso mentre le sue
dita si avventurano sui miei capezzoli e li accarezzano delicatamente.
Mi libero del velo che porto al capo e lo getto sul letto. Sciolgo i capelli
e resto completamente nuda. La mia compagna mi circonda il collo di
carezze e baci facendomi tremare e ondeggiare sulle gambe.
Monica mi attira a sé. Le sue labbra si schiudono sulle mie inumidendomi
l'apertura della bocca. Le sento calde, morbide, delicate, come i petali di
un fiore. La punta della lingua si spazientisce contro i miei denti che
volutamente tengo serrati barricandomi dietro l'apertura, ultimo baluardo al
gioco della mia resistenza. Lei non sembra spazientirsi, aspetta che io ceda
ai suoi baci lasciando che la lingua penetri dentro di me.
C'inabissiamo una nell'altra inumidendoci le labbra di saliva, ingorde di
tutto ciò che appartiene alla bocca dell'altra. La sua mano scivola nel mio
fondo schiena fin dove le natiche si toccano. Entra nell'incavo lungo e
stretto e con le dita scende giù fino a sfiorarmi il lume dell'ano per
uscirne subito dopo provocandomi un intenso brivido di piacere. Monica mi
trascina sul materasso e si tuffa con le labbra sulla mia fica leccandola e
abbeverandosi in grande quantità. Non vedo il suo viso mentre esplora il mio
pube e nemmeno vedo la sua bocca che ingorda lambisce ciò di cui ho più
prelibato fra le cosce che nemmeno posso vedere. Mi sento confusa. Le
accarezzo i rossi capelli e sospingo il suo viso verso il mio pube.
- Ancora...ancora - la supplico.
Soltanto dopo avere fatto la sua conoscenza ho compreso cosa mi mancava
nella vita. Lei ha saputo riempire questo vuoto e ora sono felice.
Monica continua a succhiarmi il clitoride riempiendomi la fica di saliva.
Arrischio a congiungere le cosce. Lei attanaglia le mie ginocchia con le
mani tenendole scostate con la forza delle braccia.
- Basta... basta... ti prego... ti prego...- imploro.
La sua abnegazione non ha fine. Mi spoglio delle residue difese e mi
abbandono in maniera definitiva al potere delle sue labbra. Il cuore mi
pulsa in maniera disordinata, sono confusa. Monica è insaziabile, il ritmo
forsennato con cui mi sta leccando la passera mi riempie di sudore in tutto
il corpo eccitandomi a dismisura.
- Ancora... ancora...
- Vengo...vengo...
- Sì... sì... è bello... è bello.
- Godo... godoo... godoooo...
Mi tuffo nella sua fica cingendola d'assedio. Divarico le labbra per
abbeverarmi del nettare che fuoriesce copioso dalla piccola fessura e di cui
vorrei ubriacarmene fino a stare male. Scivolo con la lingua nell'intimità
del suo corpo stimolando con l'estremità il suo clitoride, decisamente più
in carne del mio. Passo la lingua sulla sommità del corpo erettile ungendolo
di saliva, dopodiché assalto la radice e inizio a spompinarlo per intero
fino a eclissarmi con la bocca in tutti i suoi recessi. Lei ha una serie di
orgasmi multipli molto più intensi rispetto a quelli che ha procurato a me
in precedenza. Mi compiaccio nel sentirla fremere di piacere, sentirla
urlare in questo modo mi illude di avere assimilato lo stesso suo potere, ma
so che non è così.
Monica incrocia le cosce fra le mie e inizia a sfregare il clitoride sulle
labbra della mia fica. In perfetto accordo trasciniamo i nostri clitoridi,
ritti e turgidi, uno sull'altro. Monica ha il sopravvento su di me e mi
conduce a una danza che ormai conosco bene e mi eleverà all'estasi erotica.
Sto per addentrarmi in questo delirante piacere quando l'uscio della porta
si apre e non siamo più sole.
- Troie! - strilla una voce maschile che credo di conoscere molto bene.
Riprendiamo a strofinarci infischiandocene di tutto e di tutti, consce che
la vita è breve e non bisogna negarsi nulla.
farfallina
Racconto tratto da it.sesso.racconti
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