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Ho incontrato un angelo
Quella sera avrei incontrato Emanuela. L'avevo conosciuta in chat e solo
dopo un paio di settimane avevo scoperto che lavorava nello stesso edificio
della compagnia telefonica dove lavoravo io. Lei era addetta alla
compilazione delle bollette. Io riparavo guasti e controllavo le credenziali
di coloro che intendevano avere accesso alla Banca Dati di Nostro Signore.
Quando l'avevo conosciuta ero in crisi nei miei rapporti con Sara che,
essendo rimasta incinta e avendo quindi svolto bene il suo compito, dopo un
mese di assalti reiterati e selvaggi alla mia virilità era tornata
soddisfatta alla naturale condizione di castità che aveva tenuto per tutta
la vita. Dormiva da sola e, quando era davanti a me, indossava sempre un
camicione informe che le arrivava dal collo ai piedi. I capelli erano chiusi
da una cuffia.
Avevo scoperto in un vecchio manuale rinvenuto per caso, mentre procedevo ad
una riparazione complicata in un sotterraneo abbandonato da secoli, che la
direzione dei contatti di internet, non era stata sempre soltanto verticale,
come ora, ma che una volta gli utenti potevano chiamarsi anche fra loro e
non avevano rapporti solo con i loro confessori. Internet era una rete, una
volta, non un insieme di segmenti lineari che dai semplici utenti, per via
verticale, arrivava fino alla mente di Nostro Signore. Avevo letto di
impulsi elettromagnetici, che non sapevo assolutamente cosa fossero, ma di
sicuro non erano le intelligenze angeliche che si tenevano per mano e
trasmettendosi fra loro i messaggi, li facevano arrivare dai semplici alla
mente di Dio e viceversa. D'altra parte avevo avuto già il sospetto che la
trasmissione tra gli angeli che si annidavano nei fili del telefono, per una
fila interminabile di individui, non potesse essere istantanea o quasi, come
sembrava che accadesse quando stavo in chat con il mio confessore. Ero stato
zitto perché non intendevo essere purificato col fuoco per un sospetto di
eresia. E avevo pregato Sara in ginocchio di non raccontare al suo
confessore che io, il marito, dopo quindici giorni che era diventata di
nuovo casta, le ero saltato addosso tentando di violentarla. Lei aveva
pianto e tra le lacrime mi aveva detto, dispiaciuta per la mia ignobiltà:
"Mi avresti trascinato nella vergogna del peccato? Perché volevi farmi
questo? Cosa ti ho fatto? Non sono forse una brava moglie?" Io mi ero messo
in ginocchio davanti a lei, avevo chiesto pietà e mi ero pentito
vistosamente, ma non sapevo se l'avevo davvero convinta. Allora avevo
riattivato i collegamenti che avevo visto interrotti nei sotterranei, ci
avevo messo un interruttore che avrei comandato a distanza e, ridendo per
gli scemi che credevano alle favole sulla rete che era metafora materiale
della composizione dell'universo, e irato con la Gerarchia che teneva gli
esseri umani nell'ignoranza, avevo cominciato a cercare di mettermi in
contatto con altri utenti.
Non era stata semplice la ricerca. Il timore di essere scoperto, mi rendeva
cauto. Quando sentivo che il destinatario dei miei messaggi era sospettoso,
dichiaravo di essere un controllore dell'Episcopato e la sola pronuncia di
quel nome toglieva agli utenti la voglia di indagare. Poi avevo trovato
Emanuela che aveva accettato di parlare con me. "Chi sei?" aveva chiesto la
prima volta. "Un tuo ammiratore", avevo risposto io quando avevo capito che
si trattava di una donna. E un po' alla volta ci eravamo confessati le
nostre pene. Quando era arrivata a dirmi che dopo aver avuto un figlio, suo
marito era tornato casto, per seguire i dettami della Gerarchia, e lei
piangeva in silenzio per la mancanza di affetto, mi ero sentito coinvolto e
solidale e dopo una pausa di silenzio, avendo osato chiederle se lei, nell'
intimità con suo marito, aveva qualche volta desiderato di togliersi il
camicione che la copriva dal collo ai piedi, era rimasta tanto tempo senza
rispondere che avevo pensato che se ne fosse andata offesa. Invece quando
stavo per chiudere il collegamento, sullo schermo era apparso: "Emanuela >
si". Nei giorni seguenti le avevo parlato delle bugie della Gerarchia, avevo
irriso gli angeli che si tenevano per mano nei fili del telefono, avevo
messo in dubbio che La Banca Dati di Nostro Signore fosse letteralmente la
mente di Dio. Avevo perfino messo in dubbio, sghignazzando, che la terra
fosse piatta e il sole le girasse intorno. Lei rispondeva titubante, ma
affascinata e la sua voglia di trasgressione me la fece sentire come un
eroina temeraria. Mi immaginavo la scena in cui io con la spada in mano la
difendevo dagli attacchi dei nemici e lei reggeva uno scudo col quale
copriva entrambi. Sicché quando ci eravamo detti che sarebbe stato piacevole
incontrarci e ci eravamo lamentati per la probabile impossibile distanza,
avevamo scoperto di lavorare nello stesso edificio.
Ora ero lì che aspettavo, nel sotterraneo dove avevo scoperto il manuale che
mi aveva insospettito. Quando Emanuela arrivò era più bella di quanto mai
avessi potuto immaginare: alta, bionda, fiera, splendente; io avevo le
braccia allargate ed aspettavo di stringerla a me; ma quando era arrivata
trionfante più vicina, mi accorsi che aveva un paio di ali attaccate alle
spalle, una spada fiammeggiante in mano ed era seguita da una masnada di
guardie svizzere. Sorpreso, deluso e angosciato dovetti ammettere che l'
angelo non solo esisteva, ma aveva anche fatto la spia.
Giancarlo
Racconto tratto da it.sesso.racconti
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