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Patrizia ed il figliastro diciottenne
"Gualtiero!"
Patrizia si spazzolò i lunghi capelli biondi e ricci al di là
degli occhi e guardò in cagnesco, adirata, verso la porta della
camera da letto del figlio adottato.
"Gualterio, io so quello che stai facendo! Io sono proprio
disgustata di ascoltarti mentre ti masturbi ogni giorno!
Gualterio, mi stai ascoltando?"
Il figlio, adottato da piccolo, non rispose.
Continuava ancora il rumore della testata del letto che sbatteva
contro il muro.
Gualterio, impaziente, menava il suo pene.
"Gualterio!"
Patrizia imprecò e bussò alla porta.
Lei aveva 44 anni portati magnificamente, grandi occhi blu che
completavano i capelli biondi ed un corpo magro con grandi tette.
"Gualterio, dammi retta!"
Gualterio gemé e la testata del letto cominciò a battere
addirittura più rapidamente contro il muro.
Probabilmente stava per venire.
Patrizia si allontanò dalla porta ed arrossendo si ritirò, di
sotto, nella sala.
Lei era vestita casual: jeans e una grande camicia da lavoro
azzurra.
Il petto aveva molto spazio per dondolare e rimbalzare.
Era il genere d'abbigliamento che qualsiasi normale casalinga
porta in casa, ma lei non si sentiva normale.
Ebbene, tanto per cominciare, aveva divorziato.
La casa ed un modesto assegno mensile era tutto ciò che le
ricordava il lungo matrimonio con il marito.
Per un altro verso, aveva un giovane e bel figliastro
ossessionato dal masturbarsi.
Il divorzio lo aveva avviato sei mesi prima.
Gualtiero era un giovanotto insolitamente bello di 18 anni, alto
e muscoloso, con un grande cazzo che Patrizia, nonostante
l'imbarazzo, era stata incapace di non notare.
Aveva letto che il richiamo del sesso nei ragazzi adolescenti
può essere molto forte, ma quello non l'aveva preparata a che il
pene di Gualtiero fosse dritto e sporgente per la maggior parte
del tempo.
Lei pensò che il suo aspetto avesse qualcosa a che fare con
questo.
Patrizia era più magra della media, lunghe gambe ed un grazioso,
giovanile, rotondo sedere.
Le sue poppe però erano così grandi che la maggior parte dei
suoi reggipetti dovevano essere fatti su misura.
Il suo corpo aveva sempre eccitato gli uomini e temeva che suo
figlio non facesse eccezione.
Si sentiva confusa, per aver visto, negli ultimi tempi, il suo
cazzo molto spesso eretto.
Come minimo potrebbe tentare di frenarsi, pensò.
D'altro canto, almeno, è quieto se ci gioca così tanto.
Erano le tre e mezza del pomeriggio e Gualtiero era rientrato a
casa da una mezz'ora.
Appena varcata la porta era letteralmente corso al piano di sopra
con un'oscena erezione che gli si vedeva attraverso i pantaloni.
Due minuti più tardi erano cominciati i rumori.
Lei lo sentiva almeno quattro volte al giorno.
Aveva tentato di parlargli, sia dolcemente che austeramente, ma
lui l'aveva appena ascoltata.
Le disse che non si poteva tenere dallo strofinare il grosso
arnese.
Improvvisamente Patrizia pensò che lui stava bene da solo,
doveva imparare ad ignorarlo.
Istintivamente andò all'armadio della sala e trovò, appesa ad
un chiodo, la chiave della porta della camera di Gualtiero.
Decisamente risalì verso la stanza sapendo bene che stava per
sorprenderlo nell'atto.
Non era normale, per un giovanotto, masturbarsi così tanto.
Gualtiero doveva semplicemente imparare a controllare i suoi
desideri sessuali.
Patrizia si introdusse nella stanza.
Come si era immaginata lui stava steso sul letto con pantaloni
abbassati alle
caviglie.
La lingua gli pendeva indecentemente fuori dalla bocca e stava
agitando freneticamente il pugno sul cazzo.
Muoveva su e giù la mano spugnettando l'uccello.
Patrizia lo guardò.
Era la prima volta che vedeva il pene del figlio dritto e lei,
nonostante tutto era molto curiosa.
Si era immaginata di trovarsi di fronte ad un pene abbastanza
piccolo, invece era pienamente sviluppato.
Patrizia si accorse subito di aver torto.
Il cazzo di Gualtiero era enorme.
Un bastone di carne rosa, rigidamente esteso, lungo almeno 25
centimetri e spesso quasi come il suo polso.
La cappella era grande come una piccola mela, gonfia, rosso
scuro, velata dalle secrezioni che brillavano.
Sentì immediatamente il dissidio tra l'essere una madre
sessualmente frustrata ed avere nuove, vergognose ed adenti
pulsazioni nella fica.
Non si sarebbe mai immaginata che aver visto il cazzo in tiro del
figlio le avrebbe fatto sentire la pussy tanto calda e bagnata.
"Tutto bene Gualtiero! Adesso fermati!"
Gualtiero alzò la testa e finalmente vide che la madre era con
lui nella stanza.
Sospirò, lasciò andare il cazzo e piegò le mani dietro la
testa.
Non fece niente per coprire il suo arnese.
Il pene eretto continuò a sgroppare e battergli sulla pancia.
Patrizia sedette sul letto tentando di non fissare lì.
Sentì i capezzoli irrigidirsi e premere attraverso la camicia da
lavoro.
Avrebbe voluto indossare un reggipetto per contenere le
ballonzolanti tette di fronte al figlio.
"Allora, da quanto tempo hai cominciato a spiarmi mentre la
mia porta è chiusa chiave?"
Borbottò Gualtiero.
"Non posso avere un po' di privacy?"
"Sai perfettamente bene che un momento fa ho bussato.
Penso che sia una giustificazione più che sufficiente per aver
usato la chiave. Lo sai che noi dobbiamo parlare di questo.
Tutto ciò che fai in questi giorni è solo masturbarti.
Non è normale. Non avrai un regolare sviluppo se passi il tempo
a toccare il pisello e sborrare".
"Io non posso evitarlo." Rise sarcasticamente.
"Il mio cazzo diventa duro ed io ho voglia di menarlo. Cosa
c'è di sbagliato
in questo?"
"Non conosci alcune giovani ragazze che potrebbero...."
Patrizia arrossì mentre, per un momento, smise di dirgli di
trovarsi una ragazza arrapata da scopare.
"... che potrebbero aiutarti a pensare a cose più
normali?"
"Vuoi dire come fottere?"
Il ghigno di Gualtiero si allargò.
"Stronzate, mamma, io vado con molte ragazze.
Se tu vuoi, domani, io ne porto una a casa e la scopo qui.
Il fatto è che mi piace masturbarmi. E' bello."
"Tu... potresti almeno tirarti su i pantaloni quando la
mamma sta parlandoti.
Questo è molto imbarazzante."
"bene, sei stata tu che hai iniziato a parlare, inoltre tu
non sei la mia vera madre.
Ora io non voglio interrompere la mia sega.
Tutto il giorno ho avuto le palle piene.
Ho bisogno di scaricarmi!"
E poi il ragazzo la disgustò di nuovo.
Fece scivolare giù la mano e impugnò saldamente il cazzo.
La stupita donna non poté fare a meno di fissare l'enorme arnese
quando cominciò, di nuovo, lentamente e molto energicamente, a
masturbarsi.
Gemette non appena mosse il pugno per la lunghezza del pene.
"Gualtiero! Gualtiero, pre l'amor di Dio!" Patrizia
ansimò, imbarazzata dalla rabbia e con una concupiscenza
irresistibile, incestuosa.
"Come.... come ti permetti di fare questo di fronte a tua
madre! Leva subito la mano!"
"Io non voglio, mamma E' bello."
Gualtiero fissò apertamente le sue tette ed iniziò a sospirare
allorché vide l'enorme e morbido petto che ondeggiava
leggermente sotto la camicia.
"Accidenti, di sicuro hai un paio di grandi poppe.
Qualche volta, mentre mi tocco, mi piace pensare di succhiarle.
Ma è meglio guardarle."
"Gualtiero!"
Patrizia fu così shockata che capì di dover fermare
immediatamente il suo ragazzo.
Abbassò la mano per farlo smettere.
Gualtiero, prontamente la afferrò e gliela riempì con il duro
cazzo.
"Ummmmm, come lo tocchi bene! Perché non lo strofini al
posto mio?"
"Sei un piccolo bastardo!"
Poi patrizia cominciò a farlo.
Non sapeva quello che le era successo, che cosa l'avesse spinta a
cominciare il peggior peccato con il figliastro.
La sua fica era tutta bagnata e pulsava talmente nelle mutandine
che non poteva pensare razionalmente.
Si sentì sommersa dalla rabbia, dalla frustrazione e da una
sfrenata, incontrollabile, concupiscenza.
Gualtiero si sdraiò, iniziò a sorridere e si sottomise al
lavoro di mano della donna affamata di sesso.
Patrizia fissò apertamente il grande cazzo e cominciò a fare
smorfie.
Mosse velocemente, avanti e indietro, la mano destra
sull'imponente uccello.
"Questo ti fa sentire bene? E' questo ciò che vuoi che
faccia, Gualtiero?
Veramente sei così ripugante da volere che ti masturbi?
Vuoi anche che lo succhi?
Lo gradiresti?
Lo vuoi?
Ti piacerebbe mettere il pene nella mia bocca e che mandi giù il
tuo caldo sperma?"
Gualtiero rispose tirando via la mano e si mise a sedere sul
bordo del letto.
Guardò intensamente la madre, poi ghignò, serrò le dita ed
indicò il suo cazzo livido.
"Ebbene sì, è questo che voglio! Perché non ti metti in
ginocchio?
Ho urgente bisogno di un bel bocchino!"
"Sei lordo e vergognoso, ragazzino....!"
Le parole volarono via e fece quello che le aveva chiesto.
Inginocchiatasi di fronte a lui si trovò faccia a faccia con
l'enorme pene indolenzito dalla prolungata erezione.
Patrizia si rese conto che stava respirando molto faticosamente e
poteva sentire i battiti del cuore nella fica anziché nel petto.
Si sentì come se avesse perso tutto il suo controllo, come se
non fosse più in grado di distinguere tra quello che realmente
stava facendo e quello che, probabilmente, aveva sognato.
Non poteva credere che veramente stesse per andare a spingere
l'arnese del figlio giù per la gola ed ingoiare il suo sgorgante
seme.
Patrizia strinse le dita intorno al palpitante cazzo e fece
scivolare il pugno sino alla radice. per molti secondi fissò
intensamente, senza fiato, il roseo glande e vide tutta quanta la
cappella luccicare per gli umori appiccicosi.
Abbassò la testa e premette le labbra all'orifizio del pene.
Vergognosamente tirò fuori la lingua e leccò, con foga.
"Unnggh! Come mi sento bene, mamma!"
Gualtiero si contorse sull'orlo del letto tenendo la testa della
madre con entrambe le mani.
"Mettilo nella bocca! Succhialo! Unggh, come lo succhi
bene!"
Patrizia chiuse gli occhi per tentare di nascondersi la
consapevolezza di essere divenuta una specie di donna che fa i
pompini al figlio.
Piano piano lasciò scivolare le labbra sopra il fremente cazzo e
trangugiò, centimetro dopo centimetro, quel grande pene
palpitante.
Si fermò quando lo aveva ingoiato un terzo, se avesse tentato
ancora di mandarlo giù si sarebbe soffocata.
Cominciò a succhiarlo tenendo gli occhi beatamente chiusi. badò
che rimanesse in tiro.
Una voce assurda, dal profondo della sua mente, tentò ancora di
giustificare quello che stava facendo.
Gli avrebbe provato quanto sarebbe stato terribile se avesse
permesso di fargli un bocchino.
Patrizia succhiò il pene sempre più duro e si scandalizzò
con sè per il desiderio di mettere in bocca e mandare giù il
cazzo del figlio adottato.
Si sforzò di avvicinare la faccia alla base pelosa del bastone.
Si sentì soffocare e soffrì per ingoiarlo tutto in un boccone.
L'enorme cazzo gli rispose in modo violento.
Umettato diventò più grande e più duro. Iniziò a sborrare
pulsando sul palato e nella gola.
"Ummllppp, Patrizia!" Borbottò.
La libidinosa, succhiando rumorosamente, aveva riempito la camera
da letto con i rumori della fellatio.
Febbricitantemente
cominciò a muovere la testa a scatti, si scopò la bocca con il
grande uccello del suo ragazzo.
Le dita strinsero la base del pene. Iniziò a masturbarlo
furiosamente.
Succhiò la punta, mulinò e batté la lingua intorno alla
cappella e mandò giù la salata sborra che spruzzava dal cazzo.
"Sono venuto troppo presto!" Gemè Gualtiero.
"Ugghh! Posso sentirlo, mamma. E' stata una grande cosa! Oh,
succhialo ancora, succhiami forte! Sei una fantastica
pompinara!"
Lo scandaloso ed indecente complimento era musica per le sue
orecchie.
Patrizia sentì divampare la faccia non appena cominciò a
succhiare il cazzo così forte come solo lei sapeva fare:
raggrinzando le guance e leccando rapidamente tutt'intorno il
glande.
La mano era appena visibile mentre percuoteva su e giù il
superbo arnese.
Era disperata per dover ingoiare quella violenta sborrata che
stava uscendo dal pene e fu costretta a mandarla giù il più
velocemente possibile.
"Ingoia tutto! Vengo...... vengo!"
Le afferrò la testa, spinse le sue anche ed infilò il cazzo per
altri pochi centimetri tra le sue labbra.
Patrizia iniziò a soffocare, ma poi, finalmente i suoi sforzi
furono definitivamente ricompensati.
Una tremenda eruzione uscì fuori, schizzò e sprizzò tutta la
sborra nella gola dell'amorosa madre.
"Ummmmllpppp!" farfugliò Patrizia.
Il succo le era sgorgato nella bocca schizzando sulle tonsille e
correndo giù per la gola.
Febbricitantemente restò attaccata all'enorme arnese, succhiò
la crema e adorò il gusto del seme.
Nel medesimo tempo incominciò a succhiare, masturbare, ingoiare.
Non lasciò l'uccello fintantoché aveva bevuto ogni gocciolina
di quel salato nettare.
Dopo circa trenta secondi la sborrata era finita e la bella e
bionda madre aveva lo stomaco pieno di sperma.
Sollevò la testa dal cazzo.
Gualtiero, stordito e disperatamente eccitato, corse con la
lingua intorno alla sua bocca per pulirla tutta.
Patrizia stava respirando affannosamente e la sua fica era così
bagnata che aveva completamente inzuppato le mutandine.
L'uccello di Gualtiero era ancora eretto e le pulsava di fronte
alla faccia.
La fica di Patrizia iniziò ad avere una contrazione appena si
immaginò l'enorme ed appiccicosa cosa che si infilava nello
spacco della pelosa fica.
Questo le scosse profondamente la passera.
"Bene, io spero che sei soddisfatto." Ansimò.
"Hai trovato chi ti succhia. Ora suppongo che voglia fare
altre cose zozze
con me."
Gualtiero ghignò e piegò in avanti il capo.
Patrizia si alzò ed incominciò ad armeggiare con i bottoni
della camicia, incapace di distogliere lo sguardo dal pene.
"Penso sia meglio che ti tolga il resto dei vestiti. Ora che
noi abbiamo cominciato faremmo meglio a risolvere, una volta per
tutte, questi eccezionali e ripugnanti desideri."
Gualtiero si tolse le scarpe, i pantaloni e tutto il resto
dell'abbigliamento.
Aveva addosso solo la camicia e non ebbe bisogno di levarsela per
dare alla madre la ruvida scopata di cui evidentemente aveva
bisogno.
Si alzò guardandola mentre si spogliava.
Patrizia sentì un lampo d'orgoglio quando sfilò la camicia e
mise in mostra le tette.
"Ti piacciono le grandi poppe? Le vuoi, Gualtiero?" gli
chiese.
Patrizia portò le mani intorno alla sua sottile vita.
Cinse a coppa le grandi e morbide cince e le accarezzò
lascivamente.
Le areole erano molto grandi e rosse.
I capezzoli rigidi sporgevano dritti.
Patrizia calciò via le scarpe e si tolse i jeans.
Rimasta solo in mutandine raggiunse il figlio sul letto.
"Ora puoi andare avanti e succhiare le tette di mamma.
Suppongo che pensi tanto a questo quando ti masturbi."
Gualtiero accennò appena col capo.
Si inginocchiò accanto alla madre e cominciò a massaggiare le
sode mammelle.
Con grande bramosia pastrugnò, spremé ed avvolse le fantastiche
tette. Titillò i capezzoli con i pollici.
Patrizia rabbrividì ed il piacere del massaggio andò dritto dal
petto alla fica.
"Tu... tu puoi succhiarle, se ti piace." Ansimò.
Si siedé in modo scomposto sopra di lei e spalancò la bocca per
suggerle un capezzolo.
Cominciò a succhiare rumorosamente, gorgogliò increspando le
guance e succhiò il latte dalle mammelle come un neonato.
Patrizia frignò, il bisogno di essere scopata era più forte di
secondo in secondo.
Cullò dolcemente l'amata testa del figliastro e lo incoraggiò a
succhiare le
cince.
"Tu.... tu ora puoi toccare la mia pussy." Bisbiglò.
"Suppongo che vuoi fare anche questo."
Gualtiero fece scivolare la mano tra le sue cosce per pigiare le
dita contro la fica.
Poi smise di succhiare e la guardò, vittoriosamente, dritto
negli occhi.
"Accidenti, mamma! La tua vagina sta proprio
goccolando!"
Patrizia arrossì.
Era consapevole che la sua micina era bagnata, ma non seppe
quanto finché gli umori cominciarono a colare sull'interno delle
lisce cosce.
Gualtiero sembrò affascinato dalla calda e burrosa fica.
Afferrò le mutandine e le tirò via.
Il nodoso cazzo si appoggiò sulla vagina bagnata e palpitante.
Ora stava proprio bene, la sexy madre era completamente nuda.
Gualtiero le allargò delicatamente le cosce e fissò la bagnata
e palpitante vagina che per tanto tempo aveva immaginato.
"Cosa sta guardando di me, ti piace? Perché non vai avanti
e mi sbatti dentro il cazzo? Io so che è quello che vuoi, anche
se sono tua madre."
"Voglio prima leccarti!" Borbottò.
E poi si abbandonò, in modo scomposto, tra le lunghe gambe.
Spinse in alto le sue cosce per far sì che la bocca avesse un
migliore accesso alla palpitante fenditura della saporita fica.
Indietreggiò per un minuto e tale fu il tempo che gli ci volle
per capire che la voleva leccare. Poi lei tremò tutta e si morse
le labbra quando sentì la pressione della lingua che le sbavava
tra le fragranti pieghe della vulva.
"Unnggghhh! Oh Gualtiero! Cosa mi stai....... facendo?
Ungghhhh! Ungghhh!"
Era troppo occupato a leccare per rispondere.
Apprezzò molto il gusto della fica ed anche il succo lucente che
usciva copioso.
Amò il modo con cui muoveva alacremente la lingua su e giù per
il suo cazzo.
Patrizia si sentì impaurita per come si sarebbe comportata.
Era eccitata da molto tempo prima che Gualtiero entrasse in lei.
Non sapeva quanto irragionevolmente
si sarebbe comportata se lui continuava a leccare l'intorpidita
vulva sempre più bagnata e smaniosa.
"No, Gualtiero! Tu.... unghh.... tu non devi leccare la
micina di mamma! Ungghh! Adesso scopami! Voglio quello che tu
vuoi!"
Gualtiero non rispose.
Con le dita tenne aperte le grandi labbra per permettergli di
ficcare la lingua più a fondo nell'umida e fragrante apertura.
Gli umori cominciarono a correre fuori dalle profondità ed il
clitoride, molto grosso e gonfio, sporgeva dalla sommità del
pelo che contornava lo spacco della fica.
Gualtiero portò la lingua più in alto e provò la sua abilità
di leccatore quando strofinò da ogni lato il clitoride.
La madre strillò e afferrò la testa del figlio.
Cominciò a spingere e muovere le anche.
Gli strusciò la vulva bagnata sulla faccia.
"Sì!" Urlò raucamente.
"Ungghhh! Ora Patrizia ha bisogno di succhiare! Ha bisogno
di succhiare intensamente! Ungghhh! Lecca il mio grilletto! Oh,
succhialo, succhialo bene, fammi venire!"
Gualtiero continuò a leccare e baciare, poi facendo una pausa
passò la faccia sul fitto tosone color platino che ricopriva la
parte bassa della pancia come abbondante muschio.
Allungò le dita e le spinse nello stretto e bagnato alveo.
Patrizia rabbrividì; il figliastro cominciò a masturbarla e
contemporaneamente le leccò il clitoride.
"Dai, dai! Oh, per favore!"
Succhiò il grilletto dolcemente ed allo stesso tempo con
energia.
Lo baciò mentre, svelto, ficcava le dita dentro e fuori la fica.
Patrizia sentì sgorgare a fiotti gli umori dal suo profondo.
Toccò i capezzoli e si sentì bruciare l'ano.
Sensazioni, violente e gradevoli, pre orgasmiche si spandevano
per tutto il suo corpo.
Poi venne, incontenibilmente venne, mentre lui continuava a
succhiarle la vulva.
"Mangiala! Unngghhhh! leccala, leccami! Sto venendo....
vengoooooooooooooo!"
La palpitante pussy iniziò a contrarsi ed eruttare.
Diede al figlio una boccata di miele da assaporare.
Gualtiero continuò a trattenere il clitoride e succhiandola e
masturbandola la guidò attraverso il culmine del suo orgasmo.
Ormai Patrizia aveva un bisogno che le doleva in profondità e
che prima non aveva mai sentito.
Disperatamente ebbe la necessità di essere scopata il più
velocemente possibile.
Ci volle quasi un minuto prima che gli spasmi cominciassero a
calare.
"Tu.. tu mi devi fottere! Lo so che è quello che vuoi! Vai
avanti! Spingilo su! In fretta!"
Gualtiero montò sulla nuda madre e strisciò tra le sue cosce
col grande e gocciolante cazzo che le vibrava sulla pancia.
Patrizia si mise giù, cupidamente lo afferrò e guidò la
cappella alla sua pussy.
Piagniucolò e si morse le labbra non appena sentì che la stanga
era entrata in lei.
Allargò le imbronciate labbra della fica e cedette a quel
maestoso pene che la stava invadendo.
"Ungghhh! Oh, hai veramente un bell'arnese! Io ne ho provati
tanti, ma il tuo, caro, è il più grande! Unngghhh! Stai
veramente riempiendomi. Vai avanti! Unngghh! Fa uscire il tuo
seme! Affrettati, su!"
Gualtiero le allargò le ginocchia per metterla nella miglior
posizione per poter piantare il cazzo.
Poi cominciò a pompare su e giù e spinse l'organo più profondo
ad ogni colpo.
Patrizia sollevò la testa, guardò giù e vide l'uccello, con
tutte le vene in rilievo, entrare ed uscire dall'aderente fica.
La veduta era violentemente eccitante.
Cominciò ad inarcare e
dimenare il suo tondo, piccolo, culo e impalò a forza la vagina
sul cazzo di Gualtiero.
"Tu.... tu devi scoparmi più intensamente!" Anelò.
"Vai avanti! Scopami più a fondo che puoi!"
Il ragazzo cominciò a muoversi più forte.
La madre iniziò a fare smorfie e rabbrividì non appena
cominciò a chiavarla.
Finalmente era entrato tutto in lei, sprofondato sino alle palle
nella vulva.
Patrizia non era mai stata scopata da un cazzo così duro.
Ora la sua fica stava gorgogliando e aveva delle contrazioni
incontrollabili.
Si lasciò prendere dall'enorme pene che le esplorava la pancia.
Gualtiero rimase sopra di lei immobile per molti secondi.
Lasciò andare i gomiti e schiacciò sotto il torace le enormi
tette.
"Scopa tua madre, Gualtiero!"
L'intensità del suo desiderio incestuoso diventava sempre più
forte.
Patrizia alzò le gambe più in alto che poteva e gli chiuse i
polpacci intorno alla schiena.
Poi cominciò a muoversi e ad inarcarsi come una cagna in calore.
Freneticamente si fotté la stretta e bagnata fica sul cazzo.
"Ti ho deto di scoparmi! Sono tremendamente eccitata!
Scopami, scopami bene!"
Gualtiero si tirò indietro fino al punto che solamente la punta
dilatava le labbra della vagina.
Rabbrividì e di nuovo diede un forte colpo in giù.
Conficcò ogni centimetro del suo arnese nella micina.
Patrizia alzò la schiena come un congegno affamato di sesso.
Le sue cince presero a rimbalzare e fremere non appena iniziò a
stantuffare la fica.
Si adeguò al ritmo della madre sbattendo profondamente l'uccello
nella ben lubrificata e gorgogliante vagina.
"Così va bene, Gualtiero! Unngghh| Oh merda, fallo più
veloce, scopami più forte che puoi! Mi piace farlo duro e
spudoratamente, caro!"
Patrizia lo abbracciò stretto e ansimò incontrollabilmente
appena la fica cominciò a contrarsi intorno al cazzo.
"Fottimi, Gualtiero! Scopami, depravato figlio!"
Gualtiero ansimò sulla sua spalla ed iniziò a chiavarla più
forte che poteva. Implacabilmente mosse il bacino tra le sue
cosce, gridando quando sbatteva l'arnese nell'appiccicosa
profondità della succosa pussy.
Ormai, tutta eccitata, la madre cominciò a sentire le
contrazioni nei lombi e capì che stava venendo per la seconda
volta.
Questo la faceva sentire in estasi.
Riuscì, addirittura, a stringere più forte i muscoli della
vagina intorno al pene.
"Caro, la mamma sta per venire ancora! Fottimi, scopami!
Ungghhh! Sto venedo, Gualtiero! Sto vendoooooooooooooooo!"
Deliziosamente la fica esplose in un orgasmo e si sbrodolò
tutta.
Le rosee pareti si strinsero e si contrassero intorno al bastone.
Gualtiero le crollò sopra e piantò dentro tutto il cazzo.
Poi la seconda scarica sgorgò fuori.
Patrizia lo sentì sprizzare ed eruttare nel profondo della sua
micina, inondò l'utero con una calda e lenitiva sborrata.
Eccitata si irrigidì intorno al cazzo che stava eiaculando e si
riempì completamente di tutto ciò che c'era nei testicoli.
Ma stava già sentendo la colpa.
Le tornava la vergogna ed il disgusto per essere ceduta
nell'ardente desiderio di dare la fica al figliastro.
Pensò che questa sarebbe stata la prima e l'ultima volta.
Non poteva vivere con se stessa se avesse continuato a dare sfogo
al pene di Gualtiero ogni volta che gli veniva duro.
L'autore (Giomo): giovanni25@usa.net
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